Pubblicità sessista e violenta: ci pensa la Provincia

Cosa c’entra una donna completamente nuda con un piatto di pasta? O una in posizione provocante con viaggi e compagnie aeree? È ironia scrivere in un manifesto: “Fidati… te la do gratis!” o “E tu, dove glielo metteresti?”. Qualche tempo fa abbiamo parlato proprio di questo argomento in un nostro post. Sappiamo che su questo argomento si possono avere molte diverse posizioni, tutte legittime. Però abbiamo deciso di schierarci. Abbiamo scelto di spiegare a chi ci legge perché la pubblicità con contenuti sessisti, violenti o offensivi non solo sia sbagliata eticamente, ma non faccia bene all’azienda, alla sua immagine, al suo fatturato. Non produce clienti, quindi a noi non piace e non interessa.

Nelle scorse settimane la Provincia di Catania ha deciso, come già avevano fatto in precedenza altre istituzioni in giro per l’Italia, di contrastare questo fenomeno disponendo l’annullamento dell’autorizzazione di affissione e la rimozione dei cartelloni pubblicitari. Estromesse, quindi, le pubblicità in cui vengono rappresentati atti di violenza o sopraffazione condotti sulla base dell’appartenenza di genere, quelli che discriminano in relazione alla razza o all’orientamento sessuale e tutti quei messaggi che veicolano l’idea di superiorità maschile e l’inferiorità della donna.

Noi di Reattiva siamo felici di questa notizia, e siamo fieri di non aver mai fatto ricorso a questo modo di fare pubblicità. Questo non significa che non crediamo nell’ironia. Al contrario: crediamo in un’ironia brillante, non offensiva, che diverte senza svilire. Crediamo che decisioni come questa qualifichino il settore della pubblicità, della comunicazione e del marketing rimettendo al centro la cosa più importante: la creatività.

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